Ancora non ci credo, davvero. Da un lato penso di essermi
sognata tutta la giornata, dall’altra sono felice che sia stata reale, perché
finalmente sono andata al Salone Internazionale del Libro.
Dopo due treni per arrivare, mi sono trovata davanti
l’edificio che ho sognato per dieci anni. Mi ricordo che lessi un articolo sul
giornalino della Coop del nonno, era passato da un mese e mi dissi che ci sarei
andata prima o poi. Solo che a dodici anni, con una passione della lettura in
via di sviluppo, non puoi andare dai tuoi genitori e scongiurarli di portarti a
Torino, quindi me ne sono stata buona, buona ad aspettare.
E ora sette giorni dopo, mi chiedo come ho fatto a starmene
così tranquilla per dieci anni. Non so nemmeno se riuscirò ad aspettare con
calma il prossimo Salone…
Comunque com’è il Salone? Il Salone è un bombardamento di
suoni, colori, persone, profumo di carta. Vi dirò che a un certo punto ho
pensato, guardando tutti quei libri: Ma se qualcosa prendesse fuoco qui dentro?
Sarebbe un caos di proporzioni internazionali!
Comunque quando si entra al Salone, dopo aver pagato il
biglietto e ricevuto le focaccine gentilmente offerte dalla Barilla, si ha un
attimo di spaesamento. C’è questo enorme ingresso e per fortuna si viene
riforniti sia di cartina( che in realtà ho aperto solo una volta, perché rischi
di uccidere 8 persone nell’apertura della medesima) sia di programma (che non
apri, perché in una giornata riesci giusto a vedere gli stand più importanti).
Poi si entra e BUM.
Libri, gente, libri, gente, libri, gente.
E cerchi di fare un attimo di pausa da tutto, di
assaporare il momento, ma vieni trascinato dalla calca. Subito ho visto Alberto
Angela e Neri Marcorè allo stand della Rai, in realtà guardati e basta, neanche
una foto, perché c’era così pieno che non si sentiva nemmeno cosa dicevano e io
ho dovuto saltellare per vederli (2 cm in più di mamma aiutano!)
Ho vinto la scommessa con mamma, dicendo che Alberto
Angela è alto, mentre lei sosteneva fosse un tappo. (Questi dettagli sono di
vitale importanza per capire che questo racconto non ha logica)
Poi abbiamo iniziato a girogavare, in realtà io cercavo
due posti precisi, perché noi lettori sappiamo sempre cosa ci interessa. Ma
intanto era bello anche guardare le piccole CE, le grandi CE, venir chiamati
qui e là.
Al Salone è l’unico posto dove i libri te li tirano
dietro... detta così, è un po’ orrenda, ma alla fine è la verità.
Comunque in una giornata ti riempi solo gli occhi,
dicendo: “L’anno prossimo ci vogliono due giornate e ci prepareremo in anticipo!”
Giunti alla Giunti… ok, questa potevo risparmiarmela… ho
trovato l’amore della mia vita: il bidoncino, conosciuto da tutti come C1-P8 di Star Wars. Ho visto che ha
conquistato i cuori di molte giovani e meno giovani, ma sono sicura che gli
sono rimasta impressa.
Poi c’era uno che sembrava proprio Ian Solo e io sono
rimasta lì un quarto d’ora indecisa se farmi fare la foto con lui, poi la mia
timidezza ha vinto e mi sono diretta in un’altra CE.
L’altra idea in realtà era rubare la spada laser a quello
che penso interpretasse Obi-Wan, che non gli assomigliava per nulla.
Comunque ho capito una cosa, andando al Salone: (forse
sono solo io, eh!) conosco davvero poco i volti delle autrici. So che hanno
scritto, le loro parole, ma non i loro volti proprio no.
Sapete non è bello andare da una e dire: “Scusa tu sei
l’autrice?” Io almeno non ne sono capace. Faccio una richiesta: CE, mettete più
foto dei vostri autori!
Per quanto riguarda gli autori: chiedo scusa intanto a Silvia
Devitofrancesco, per non essere passata dallo stand. Mi è proprio passato
di mente, mi sarebbe proprio piaciuto venire a salutarti e ricevere il tuo
autografo.
Mi è dispiaciuto non portare i saluti di Lele a Daniela Volonté e magari farmi fare un
autografo per lei, ma il Workshop delle emergenti della Newton è iniziato quando
ero già sulla via del ritorno. (In una prossima recensione ho anche una
richiesta)
Ho conosciuto dal vero (le ho sempre parlato solo sul
web) Anna Loveangel davanti allo
stand della Newton.

Ringrazio anche mamma che mi ha comprato il libro (se l’è
comprato per leggerlo, perché sa che non avrà mai il mio MrReader) e che mi ha
accompagnato senza cedere mai, neanche quando le ho fatto saltare il pranzo.
(Sono una dittatrice, sì!)
Se qualcuno volesse vedere come sono fatta, c’è anche una
foto su twitter… meglio se non la vedete, ma almeno potete vedere chi è Lisa
Lorenzi e vale davvero la pena conoscerla, perché è dolcissima.
Lo ammetto anche qui, come l’ho ammesso sul mio profilo
privato fb: appena sono uscita dallo stand della DeAgostini mi sono messa a piangere.
Troppa emozione.
Ho amato davvero tutto, nonostante il caldo, nonostante
il casino. È davvero un posto unico.
Le mie colleghe mi hanno chiesto di far tante foto, ma in
realtà il Salone non trasmette molto se non lo visiti. Ho guardato tante foto negli
anni, ma una foto non ritrae la folla, non ritrae il rumore, né le botte che
prendi per arrivare a un libro che ti interessa. Il Salone è un’esperienza da
vivere.
(Sì lo so ci starebbe anche una bella musichetta pubblicitaria XD)
Per finire metto i miei acquisti... e vi esorto a raccontare la vostra esperienza.
Al #SalTo2016 e un grosso bacione dalla vostra
(vi dico il mio vero nome: Daniela!)
Ora mi commuovo... :-)
RispondiEliminaEvviva i libri e tutti coloro che li amano... anzi che sono pazzi booklovers!
Lisetta
(Lisa Lorenzi)
E' stato bellissimo conoscerti Dani! Ci vediamo l'anno prossimo!
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