02 ott 2013

Incantesimo tra le righe


Titolo: Incantesimo tra le righe
Autore: Samantha van Leer
Genere: fantasy
Casa editrice: Corbaccio
Data pubblicazione: 19 settembre 2013
Pagine: 308 p
Prezzo: cartaceo 15.81 euro; ebook 11.99 eruro

Trama:

Cosa succede se « …e vissero felici e contenti» non si rivela affatto essere tale? Delilah è una ragazza piuttosto solitaria che preferisce passare i pomeriggi in biblioteca, persa nei libri. In uno in particolare: Incantesimo fra le righe che in teoria è un fantasy ma che sembra terribilmente reale, al punto che il principe Oliver, oltre a essere coraggioso, avventuroso e focoso, parla a Delilah. Cioè: le parla sul serio! E salta fuori che Oliver è ben più che un personaggio di carta: è un teenager che si sente intrappolato nella sua vita letteraria e che non sopporta l’idea che il suo destino sia segnato. Oliver è certo che il mondo là fuori possa offrirgli qualcosa di interessante e vede in Delilah la sua chiave di accesso alla libertà. I due si buttano a capofitto nell’impresa di tirare fuori Oliver dal libro, un compito difficile e che i spinge ad approfondire la loro percezione del destino, del mondo e del loro posto nel mondo. Contemporaneamente cresce l’attrazione reciproca, un sentimento forte e tutt’altro che letterario…

Recensione

Alzi la mano chi di voi non ha mai pensato: “Quanto sarebbe bello se il mio personaggio preferito del libro che sto leggendo, diventasse reale o potessi parlarci”?

Bene, il romanzo in questione tratta proprio questo aspetto. I protagonisti sono il Principe Oliviero e Delia ( il primo è il protagonista della fiaba “Incantesimo tra le righe” scritta dall’autrice Jassamyn Jacobs; l’altra è una ragazzina di 15 anni, sola, con un’unica amica, Jules, una grande passione per la lettura, in particolare per questa favola, scoperta per caso nella biblioteca della scuola).

Delia si è avvicinata a questo libro proprio perché sentiva una certa sintonia con Oliviero: il fatto che entrambi fossero cresciuti senza un padre. Ciò l’ha spinta a rileggerlo in continuazione, tanto da far preoccupare la madre, in quanto, una ragazzina della sua età, abituata a letture molto più impegnate, si era ancorata a quella fiaba.

Il romanzo si muove parallelamente su tre fronti: raccontare parti della fiaba, per farci conoscere Oliviero; raccontare la storia dal punto di vista di Oliviero e poi dal punto di vista di Delia, il che è sempre qualcosa che io apprezzo, perché si possono vedere i diversi punti di vista, senza bisogno di basarsi solo su quello di un personaggio.

Mi sembra ragionevole credere che, se io ho una vita fuori da queste pagine, allora devono averla anche i Lettori le cui facce fluttuano sopra di noi. E loro non sono intrappolati nel libro. Ma allora dove stanno esattamente? E cosa fanno loro quando chiudono il libro?”

Oliviero ha sempre desiderato uscire da quella fiaba, sentiva di non appartenerle, di esser come legato a ripetere sempre le solite mosse e battute ogni volta che qualcuno sfogliava il libro. Anche Delia si sente un po’ stretta nella sua vita, in quanto vede la madre sforzarsi di fare quel che può per accudirla e mandare avanti la casa, si sente sola, fatta eccezione per l’amica Jules che adora, e vorrebbe che anche qualcun altro riuscisse davvero a capirla.

Non so dirvi quanto sia frustrante per me. Io sono qui, sprecato in un libro dal quale vorrei tanto fuggire, e lei non desidera altro che restare nella storia. Se potessi parlare con questa Delia, le chiederei che cosa mai la spinge a rinunciare anche a un solo istante del mondo in cui vive per stare in quello che sono imprigionato io

Detto fatto, un giorno, a pagina 43, quando Oliviero scala da solo una montagna, i due riescono a parlarsi: ovviamente potrete immaginare lo shock di Delia nel notare che un personaggio di un libro le stesse parlando, e la gioia di Oliviero che finalmente qualcuno lo avesse sentito.

Da qui in poi i due ragazzi si rendono conto di appartenersi, di essere completamente in sintonia, e, ovviamente, di non riuscire a stare lontani l’uno dall’altra, per un minuto. Il grande problema che li divide è il libro, perciò devono escogitare un modo per far sì che Oliviero riesca ad uscirne.

Adoravo pensare che, qualunque cosa ci fosse tra me e Delia, era talmente forte da eliminare ogni barriera tra il vero e l’immaginario, tra il libro e il Lettore. Adoravo pensare che, pur avendo iniziato la mia vita come frutto dell’immaginazione altrui, non per questo ero meno reale.

Eviterò, come sempre, di rivelarvi il finale, e le peripezie che combinano per potersi vedere, perché, seppur si possa pensare che sia un romanzo semplice, forse banale, io ci ho trovato un qualcosa in più: sicuramente i ricordi dell’adolescenza, l’idea che uno/una si possa fare del proprio personaggio preferito, l’esser capito/a da qualcuno ecc..

Non voglio che scompaia. Forse non credo del tutto che sia reale, e non capisco come faccia a parlarmi, ma la cosa mi piace. Mi fa piacere sapere che, di tutte le persone al mondo, sono l’unica disposta ad ascoltarlo. Mi fa sentire come se fossimo destinati l’uno all’altro, che è come funziona solitamente nelle fiabe ma non nella mia solita, barbosissima vita”.

Nessun tipo di pretesa per questa storia, prendetela per quello che semplicemente è: un piccolo angolo di fantasia con una morale. Un luogo dover poter, per un attimo, immaginare che anche a noi capiti la stessa cosa che è capitata a Delia.

Nella fiaba non mi devo preoccupare di poter morire. So che le sirene non mi lasceranno affogare. So che batterò sempre il drago. So che sconfiggerò ogni volta Rapscullio. Ma questo Altromondo funziona diversamente. Non esistono seconde possibilità. La morte, qui è reale.

In sintesi a me è piaciuto, è scritto bene, è leggero, e permette, davvero, di volare con l’immaginazione, immedesimandosi in entrambi i protagonisti, anche trasportando il tutto alle nostre situazioni personali, poiché, alla fine, c’è sempre qualcosa che ci fa calzare la nostra vita stretta: vorremmo trovare una scappatoia da problemi, dalle avversità, dalla tristezza, dalle delusioni e quant’altro.

Sicuramente questo romanzo ci fa capire che nulla è statico, fermo, che tutto si muove e cambia, che, alla fine, non bisogna averne paura, perché possiamo sempre riscrivere il finale della nostra storia!

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